
"l nome deriva da una antica parola Zulu diffusa
in varie parti dell'Africa e che corrisponde
indicativamente al concetto di "umanità verso gli altri",
a volte tradotto anche "io sono ciò che sono per
merito di ciò che siamo tutti". La distribuzione
Ubuntu GNU/Linux si prefigge l'obiettivo di
portare nel mondo del software questo nobile
concetto".
....
"io sono ciò che sono per
merito di ciò che siamo tutti".
No, dico, fermiamoci un attimo con il nostro
mouse davanti al pc su cui operiamo.
E direi anche più di un attimo,
perchè di fronte a queste parole
forse esso è poco. Specie se si prova
il software in questione, e si scopre
che si ha tutto ciò che serve per lavorare
con il PC semplificato e corretto al meglio.
Grazie al lavoro di una generosa comunità
di programmatori idealisti che grazie
ad una fondazione e a dei finanziatori
che hanno saputo credere nel mondo
"Open Source"... Andatelo a spiegare
a chi continua ad essere tecnofobico:
sul web l'Uomo sta evolvendo in fretta
e gli rimane da curare soltanto quello
che sono i suoi intenti più profondi:
Ubuntu è la prova tangibile che sapere
coltivare il dono dell'umanità verso
gli altri significa renderci liberi tutti.

io vorrei sapere perchè il gruppo editoriale "la Repubblica"
pubblica un volume chiamato "il pianeta impazzito", per
farci conoscere cosa stia accadendo alla terra, e poi la
settimana dopo invece propone la guida ufficiale a
Second Life. Qualcosa non mi torna. Il sole, certo picchia
duro sulle nostre teste, ma a mio avviso fa ancora più
male evitarlo illudendosi di rifarsi una vita su un server
informatico giocando con soldi veri e con identità false
grazie ad un avatar leggiadro che va oltre ogni nostra reale
condizione esistenziale... Mi pare una follia tutto ciò.
Il sole c'è, non sappiamo quanto e come sia veramente
malato, ma ignorarlo per seguire un'altro digital-catodico
credo sia veramente controproducente. Non dimentichiamoci
del buco dell'ozono, ma neanche delle diavolerie di chi ci
vuole chiusi dentro casa con i gomiti impuntati davanti il PC
Il vero buco dell'ozono è mentale e qualcuno sa bene come
guadagnarci su. Anche se a farne le spese poi è la reputazione
di un pianeta, bizzaro parecchio certo, ma ancora troppo di
casa per tutti, troppo "nostro" per disconoscerlo totalmente
dichiarandolo molto frettolosamente "impazzito"...

Non so se spedirò questa lettera al destinatario, anche
perchè nella sua pagina, l'ultima del settimanale D di
Repubblica, beh, paradossalmente (lo dico facendo
riferimento all'argomento in questione...) NON C'E'
UN INDIRIZZO CHIARO DOVE SPEDIRLA!!!
Un cane che sui morde la coda....
Pertanto per ora non la spedisco.
Gentilissimo Prof. Galimberti,
Sono stato fortunato. Ho potuto trovare la maniera di partecipare al festival dell’Innovazione che si è tenuto a Roma lo scorso weekend. Mi aveva attratto il testo di presentazione che aveva a cuore un tema a cui sono molto sensibilizzato: come i nuovi media hanno cambiato la vita delle persone e quanto gli animi umani subiscano gli effetti del “digital divide” che si è creato tra le persone a seconda se esse seguano o meno la rivoluzione in atto. Certo, avrei voluto assistere al suo intervento, conoscendo la serietà che contraddistingue da sempre il suo lavoro riguardo questi temi, ma purtroppo il giorno in cui lei era là io ero occupato, e così mi sono accontentato di andarci in un altro momento e devo dire che mi è sembrato di cogliere una qual certa confusione ed aleatorietà negli animi umani e mi si è palesao che per quanti sforzi si possano fare di questi tempi un certo rovello attanaglia tutti i temi legati al web. Ho sentito esperti parlare del tutto, ma in realtà mentre lo facevano mi è sembrato che parlassero di niente: Web 2.0, Wiki, Blog, Streaming Media, Video e Comunicazione On Line mi sono sembrati improvvisamente il soggetto di una messa in scena degna dell’avanspettacolo dell’antico Ambra Jovinelli del secolo scorso, ma l’effettiva sostanza e la concreta natura dei più recenti cambiamenti avvenuti nella Rete con queste nuove categorie concettuali mi è sembrata radicalmente elusa dalla natura stessa dell’evento in questione. Davanti ad un pubblico che sembrava per lo più impossibilitato a conversare seriamente e con scienza attorno agli importanti temi affrontati in quella sede con mirabolante ostentazione tecnologica abbiamo assistito alla presentazione da parte di un qualche “barone della Tecnologia” di un qualcosa che nell’idea degli organizzatori avrebbe dovuto chiarire le idee ed illuminare riguardo le possibilità offerte oggigiorno per comunicare in modo creativo e sensato attraverso i nuovi media. Ma le cose non sono andate certamente così. Da sempre è dimostrato che i nuovi media nel momento in cui si mettono in bella mostra sono pericolosi per gli animi più sensibili, che ne possono rifuggire spaventati, vittime delle inevitabili e spesso non facilmente colmabili lacune di conoscenza che ognuno si porta dietro con se. I percorsi di avvicinamento non possono perciò non essere diversificati e personalizzati, e non basta una fiera per invertire le tendenze ed avvicinare le sensibilità umane più distanti al cambiamento globale in atto. Le nuove prevaricazioni non sono altresì colmabili dall’ambiguità di personaggi che sono sempre pronti a fare incetta di un lessico comunicativo ad effetto per provare ad affermare il proprio ego e rimarcarsi un ambito di ingiustificato esibizionismo. Dopo aver assisito allo show di un personaggio degno del “Medico per forza” di Molieriana memoria che cercava di spiegare con metodi abbastanza elusivi come far soldi con l’editoria online mi sono chiesto se in qualche altro intervento durante i quattro giorni di kermesse si sia detto qualcosa di effettivamente più illuminante per tutti, ma sicuramente se questo è accaduto non c’è n’era traccia permanente in giro, ed i dubbi seminati sono stati probamente più che dei riferimenti forniti, Dico questo perché è incredibile a dirsi, ma proprio nel luogo in cui si vorrebbe divulgare il verbo wiki e web 2.0 si pecca sul primo punto capitale, ovvero quello che implicitamente rappresenta la maggior conquista degli ultimi tempi del mondo delle nuove tecnologie, la partecipatività e la trasparenza, la chiarezza e la bidirezionalità delle notizie. Dico questo dopo aver visitato i siti internet legati in qualche modo all’evento stesso, Ebbene sì, proprio coloro che si assurgono ad apostoli e per di più durante un importante evento pubblico con finalità di una corretta divulgazione del “nuovo che c’è nell’innovazione”, finiscono invece per dimostrare quanto alle nostre latitudini non si sia superata la tendenza alla pura e bassa autoreferenzialità e che nella nostra epoca ci sia ancora in corso un vero medioevo mediatico parallelo. Lei con questa rubrica è uno dei tanti professionisti della comunicazione che hanno instaurato un dialogo con i propri lettori, che sollecitano il suo interessamento ed il suo intervento su temi diversi semplicemente proponendo le proprie riflessioni. Così si ha modo di far circolare il pensiero di persone qualsiasi che, per quanto non professioniste - come lei - del pensiero, hanno comunque modo di farne uso, grazie alle esperienze concretamente vissute e alle riflessioni maturate semplicemente vivendo. C’è molto “wiki” in questo. Almeno in via di principio. Ma tutta l’innovazione nell’ambito della comunicazione di cui disponiamo ha bisogno più che di una Fiera autoreferenziale di un qualche sistema diverso per proporsi a chi veramente ha a cuore il bene di tutti ed ha veramente voglia di avere strumenti per migliorare la società in cui viviamo, senza nocive intermediazioni e speculazioni. E’ proprio questo quello che c’è nello spirito Wiki e Web 2.0… ovvero di una tecnologia di comunicazione che esuli dalle più basse manifestazioni di “mancanza di reciprocità rispetto al prossimo” per accrescere le effettive possibilità e l’efficienza a disposizione di ogni membro dell’intera collettività, quanto più a prescindere dal suo grado di assuefazione e dimestichezza con il mezzo tecnologico in questione. Forse il verbo Wiki in italia è stato già tradotto male, magari perché ricorda molto da vicino il sostantivo “furbo” e non è sempre facile individuare tutto il bagaglio di concetti ideali che questo termine sottende.

"Perchè non condividere un po' di pensiero, di quello genuino, puro e magari anche un po' personale, rischiando certo a volte d'essere pure banale, ma magari anche di intendersi, conoscersi meglio per poi ripartire..." Tutte le foto inserite in questo blog, salvo laddove diversamente specificato, sono prodotte da Dug o attraverso manipolazione di suo originale materiale fotografico. Pertanto un loro utilizzo diverso è possibile solo attraverso una opportuna autorizzazione. Questo blog inoltre non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può assolutamente considerarsi un "prodotto editoriale" ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001 Have fun!